LA CONVERSAZIONE

Dobbiamo entrare in un discorso che, a prima vista, potrebbe sembrare strano. Come uno studente di ballo non frequenterebbe una scuola di danza se non potesse ballare, uno studente di lingua non farebbe un corso di lingua senza la possibilità di parlare. Però, è necessario capire ed apprezzare perché qualsiasi forma di conversazione "libera" o "aperta" durante una lezione è considerata negativa; perfino al punto da distruggere un apprendimento giusto ed efficace.

Per prima cosa, esaminiamo cosa s'intende con il termine "conversazione libera" e che cosa succede in tale situazione, poi facciamo una distinzione tra conversazione per esercitarsi ed esercizio alla conversazione.

Partendo dal presupposto che l'obiettivo della "conversazione libera" dovrebbe essere quello di migliorare le proprie conoscenze grammaticali, comprensione e capacita' di parlare correntemente la lingua, non ha alcun senso sprecare del tempo prezioso tentando di parlare quando non si e' ancora pronti a farlo!

Ci sono vari modi per fare conversazione; discorsi aperti guidati dall'insegnante; giochi di ruolo o di dialoghi specifici; conversazione stimolata da un video o audiocassetta, ecc. Ma qualunque sia, il risultato non cambia.

  • Se lo studente e' in grado di parlare correntemente ad un determinato livello, ciò significa che egli e' pronto ad imparare ancora di piu' ed a passare al livello superiore senza perdere altro tempo ripetendo parole e strutture grammaticali che egli già conosce - per quello studente la conversazione a quel livello non e' piu' apprendimento e non risulta mai in un miglioramento o progresso.

  • I metodi di insegnamento tradizionali (corsi basati sulle funzioni dell'emisfero sinistro) trascurano quasi completamente lo sviluppo dei riflessi automatici e lo sviluppo della memoria a lungo termine. Il semplice riconoscimento dei vocaboli e delle strutture grammaticali non significa che lo studente sia poi in grado di utilizzarli - la conoscenza passiva deve essere trasformata (tradotta) in azione - una funzione dell'emisfero destro (la concertazione spontanea di tutte le capacita' dell'individuo).
    La trasformazione della conoscenza passiva di vocaboli e strutture grammaticali nella capacita' di conversare attivamente e correntemente, richiede che il materiale sia facilmente accessibile, privo di blocchi mentali e che lo studente non richieda ricorso alla traduzione. Però, non ha queste capacità

  • Quello che riesce a dire non potrà mai corrispondere alla sua conoscenza della lingua. Visto che la materia che crede di aver imparato non è stata trasferita ad un livello più profondo della memoria attraverso ripassi globali, lo studente è costretto a lavorare con le parole che gli vengono in mente più facilmente. Appena prova a costruire frasi più "complicate", il risultato è che lo studente esita, sbaglia e si sente insicuro senza l'aiuto delle stesse parole scritte davanti a lui. Inoltre, che valore ha arrivare al livello, diciamo, cinque per parlare solamente al livello due o, al massimo, tre ?

  • Non c'è mai l'omogeneità nella partecipazione. I più bravi dominano, i meno bravi non parlano quasi mai, mentre ognuno ha lo stesso diritto di essere coinvolto in ogni momento di ogni lezione. Studenti che introducono nuovi vocaboli che non fanno parte del corso subito escludono gli altri dalla partecipazione perché il resto del gruppo non capisce.

  • L'ambiente stesso costringe lo studente ad applicare il "filtro" della madrelingua, quello di vedere la nuova lingua attraverso la sua. Questa traduzione o interferenza dell'emisfero sinistro si consolida ancora di più quando lui è obbligato ad analizzare e dare opinioni. Inoltre, non si ha lo sviluppo di riflessi automatici.

Ci sono anche tanti fattori psicologici da non sottovalutare:

L'insegnante non vuole mettere in difficoltà, in imbarazzo o sotto pressione lo studente. Non può costringerlo a parlare, specialmente se è un tipo timido che ha paura di sbagliare o si vergogna quando parla scorrettamente. L'insegnante non vuole, e non può, creare in aula un senso di fallimento o di negatività . Fa di tutto per evitarlo, arrivando persino ad abbassare il livello di difficoltà e a non correggere tutti gli errori! Evita i vocaboli e le strutture piu' difficili "studiate" fino a quel momento, ma non ancora consolidati. Di conseguenza, gli studenti non sono costretti ad esercitarsi ed a ripassare le cose che già avrebbero dovuto imparare. La conversazione si svolge ad un livello inferiore rispetto a quanto e' stato studiato fino a quel momento. II risultato è che le cose sbagliate vengono acquisite, imparate, consolidate, ma mai, mai eliminate ! E' ovvio che ciò che riesce a dire lo studente è il risultato di quello che egli ha precedentemente appreso attraverso le proprie orecchie. Se un'espressione suona in un modo giusto può uscire giusto o almeno accettabile. Ma, se entra sbagliato, può solamente uscire nello stesso modo! In queste situazioni, gli studenti sono, quindi, continuamente esposti a suoni sbagliati. Anche se l'insegnante fermasse lo studente ad ogni sbaglio, probabilmente lo studente sarebbe totalmente demoralizzato già dopo un minuto !

La conseguenza di tutto ciò è che i livelli di aspettative si abbassano. Sia l'insegnante sia lo studente entrano in un specie di "patto psicologico"; lo studente sa che non è in grado di conversare, l'insegnante lo sa perfettamente, quindi, questa situazione viene accettata come " normale". Questa normalità e' caratterizzata dai blocchi mentali, scarsa comprensione, mancanza di memoria e mancanza di fiducia. Inoltre, lo studente cerca sempre di controllare il suo destino, fa finta di conversare, evita cose più "difficili", spesso cambia l'argomento e costringe l'insegnante o qualcun altro a parlare.

Come un musicista non suona brani di Mozart per esercitarsi ma si esercita per poter su onare i brani di Mozart, uno studente di lingua deve esercitarsi per poter conversare e non il contrario. No, non è la conversazione che insegna ma la pratica.

La pratica è il miglior maestro !

 

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